Il castello di Civitella Ranieri

Qualche tempo fa ero stato a fare visita a questo castello durante le Giornate Fai di primavera. Quindi, dopo averlo visto da terra, era ora di vederlo dal cielo e, perché no, condividere il tutto con voi.

Questo castello, costruito a partire dal 1078 d.c., si trova ad Umbertide, in provincia di Perugia. Un breve approfondimento sulla sua storia è pubblicato in WikiPedia.

Dire che è ben conservato è poco e forse è tra i più belli di tutta l’Umbria. Visitarlo internamente non è sempre possibile in quanto è sede di una fondazione, la Civitella Ranieri Foundation. Ursula Corning, una lontana parente della famiglia Ranieri, trasformò il castello nel 1995 in una residenza per artisti (la cui sede è a New York).

Nel parco che circonda il castello nel XIX secolo fu piantata una sequoia che, importata direttamente dalla California, ora spicca tra tutte le piante per essere la più alta. Provate a riconoscerla nella foto qui sopra.

Qui sottro trovate un video che mostra il castello in tutta la sua bellezza: ho effettuato una rotazione tutto intorno alla struttura, spero vi piacerà.

Con questo video ho voluto inaugurare il canale YouTube di We Love Travel, iscrivetevi e condividete, non potrà farmi che piacere.

Per finire, come di consueto, vi inserisco il link a Google Maps così che possiate individuare facilmente dove si trova questa meravgilia.

Spero vi sia piaciuto, magari alla prossima edizione delle Giornate FAi potrete visitarlo.

Alla prossima visita 😉

Il lago trasimeno – prove tecniche

Era un po’ che non approfittavo del lago per fare un po’ di esercizio di fotografia.

Può sembrare facile fare foto ad un lago, il luogo è bellissimo e si presta bene, quindi “che ci vuole?”. Eppure non è sempre così, anzi, soprattutto scattando in controluce si possono avere tanti problemi, come minimo dei fastidiosissimi flares, cioè quei bagliori colorati, quasi sempre circolari, che appaiono a rovinare il nostro scatto.

Perciò dobbiamo fare pratica, dobbiamo conoscere la nostra attrezzatura e l’unico modo per farlo è scattare, scattare e ancora scattare per poi sedersi al computer e con calma analizzare i risultati. Qui di seguito vi mostro solo due fotografie, non due scatti attenzione, perché ciascuna è il frutto della composizione di più scatti (notare il formato).

La prima di queste due fotografie ritrae il lago Trasimeno ripreso dalle colline a sud di Passignano sul Trasimeno. Ho voluto fare questa foto panoramica per vedere come si comporta la mia FZ2000 (trovate i dettagli qui). In particolare in questa foto passiamo da zone in ombra (basso a destra) a zone fortemente illuminate (alto a destra) a zone mediamente illuminate (il resto dell’immagine). In questo caso la lunghezza focale di scatto era di 24 mm e ho usato 5 scatti per comporre la fotografia. L’ottica, una Leica, si comporta decentemente, non ci sono grossi artefatti, e questo è un bene. Un consiglio: tarate l’esposizione più o meno a metà, dove cioè non avete né troppa luce né troppo poca, ma un pochino più verso dove ve ne è meno (riferendoci a questa immagine a circa due quinti a partire da sinistra. E’ infatti più facile attenuare una luce alta che schiarire una parte buia (attenzione però a non avere le luci bruciate).

Questa foto è una porzione della precedente. Ovviamente sono altri scatti, per la precisione tre, composti a formare un’unica foto. Con un po’ di zoom, circa un quarto dell’intera estensione, sono riuscito ad inquadrare la parte di lago dove si specchia il sole in fase di tramonto. Siamo quindi in perfetto controluce. Anche in questo caso l’ottica non mi ha tradito, non si sono manifestati infatti vistosi artefatti, solo piccolissimi difetti dovuti a qualche micro frammento di polvere sulla lente (capita, sì capita, di non averla sempre perfettamente pulita) ma è facile da eliminare.

La focale usata per questo scatto è di circa 100 mm, quindi se vi volete rendere conto di cosa può fare un’ottica con zoom 4X questo è il caso. La Leica di cui è dotata la mia FZ200 arriva a 480 mm, quindi c’è ancora tanto potenziale da sfruttare prima di arrivare ad un 20X.

Se volete vedere questa e altre foto con migliore qualità visitate il mio profilo in 500px.com (click qui).

Infine, come sempre, vi mostro da dove ho effettuato questi scatti.

Alla prossima passeggiata 😉.

Il lago trasimeno

Oggi ho trascorso qualche oretta al Lago Trasimeno, in Umbria. Più esattamente sono tornato a far visita al paese di San Feliciano, sulla sponda est del lago.

Non c’è molto da vedere oltre il Museo della Pesca, il paese è molto piccolo, ma non per questo non merita una visita (ed è sempre molto frequentato, soprattutto nel fine settimana).

Passeggiando ho scattato qualche foto, l’ora del tramonto al lago è sempre qualcosa di spettacolare, soprattutto se non c’è vento e l’acqua è praticamente piatta.

Da San Feliciano si può prendere il traghetto per l’Isola Polvese, una delle tre isole del lago (quella che si vede nelle foto e forse anche la più gradevole da visitare).

C’è qualche ristorante, un chiosco/bar in riva al lago, un’area di sosta per camper ed un porto per piccole imbarcazioni.

Se passate da quelle parti fermatevi per una visita, non ve ne pentirete.

Alla prossima gita fuori porta 😉.

Il santuario della Verna – parte 2

In un primo articolo vi ho raccontato un po’ della storia del santuario e di come arrivarci. Ora voglio concentrarmi un po’ sulla parte più bella, quella per cui si va in un santuario in genere e in questo in particolare. Qui ha soggiornato San Francesco, e già questo basterebbe per decidere di andarci.

Per meglio descrivere perché questo luogo merita davvero di essere visitato, ho utilizzato Google Earth per generare l’immagine qui sopra (per andare direttamente al servizio online fare click qui).

In rosso trovate indicata l’area dove parcheggiare e il percorso, pedonale, dal parcheggio all’ingresso del santuario. In giallo ho indicato la zona dove è possibile fare delle belle passeggiate nella foresta di faggi, ma è dove punta la freccia in azzurro che bisogna porre l’attenzione: lì c’è il Sasso Spicco.

Cosa è? Spicco sta ad indicare spaccato, quindi sasso spaccato. E’ un luogo dove San Francesco era solito sostare in meditazione e preghiera ed è caratterizzato dalla presenza di enormi rocce accatastate una sull’altra, come fossero state spaccate da un tremendo terremoto (nel momento tragico della morte di Gesù la terra fu sconvolta da forti terremoti). Questo è quello che fa pensare questo luogo.

Vi si accede da una serie di 89 scalini che scendono in una sorta di gola umida e poco illuminata. Una croce in legno è stata posta dove il Santo era solito fermarsi in preghiera.

Vista dall’alto, prima di scendere al Sasso Spicco: la parte finale degli 89 scalini è visibile nella parte alta della foto.
Vista sulla gola del Sasso Spicco (sulla sinistra): la foto è scattata da una ventina di scalini di altezza.

In cima alle scale, risalendo sulla sinistra, si trova la Cappella della Maddalena. Questa è stata costruita sul luogo dove sorgeva la prima cella di San Francesco. Sulla pietra che il Santo usava per i suoi pasti, un giorno il Signore Gesù gli apparve e vi si sedette. Con questa pietra nel 1719 fu costruito l’altare.

All’interno della Basilica si trova la cappella delle reliquie che ospita, tra le varie (la tovaglia, la ciotola e il bicchiere, il bastone, un pezzetto di panno di lino che egli teneva sulla ferita del costato, etc.), il saio che San Francesco indossava quando ricevette le Stimmate.

Vi accennavo prima ai percorsi nella foresta di faggi: prendetevi del tempo per percorrerli e ammirare quelle bellissime piante. Tra le varie cose interessanti da vedere, segnalo anche un piccolo edificio a forma circolare che veniva usato per conservare il ghiaccio. Si tratta della giacciaia, un piccolo edificio quasi tutto interrato e posto in una zona al riparo dalla luce solare.

La giacciaia. Da notare l’entrata a Nord, al riparo dalla luce solare (la foto è stata scattata circa alle ore 13).

Per ora è tutto, quando vi sarà possibile pianificate una visita a La Verna, ne vale davvero la pena.

Il santuario della Verna – parte 1

Il santuartio della Verna si trova in provincia di Arezzo a circa 1200 metri di altitudine, sull’Appennino Toscano, e custodisce numerosi tesori di spiritualità, arte, cultura e storia.

Nell’estate del 1224 San Francesco si ritirò sul monte della Verna per i suoi consueti periodi di silenzio e preghiera. Durante la sua permanenza chiese a Dio di poter partecipare con tutto il suo essere alla Passione di Cristo, mistero di amore e dolore. Il Signore lo ascoltò e gli apparve sotto forma di serafino crocifisso lasciandogli in dono i sigilli della sua passione, le stimmate. Francesco divenne così anche esteriormente immagine di Cristo al quale già con il cuore e la vita tanto assomigliava.

Per ricordare questo fondamentale evento, il 17 settembre di ogno anni si celebra la Festa delle Stimmate.

Il monte è ricoperto da una monumentale foresta di faggi e abeti ed è un piacere fare passeggiate tra questi alberi altissimi. La sua vetta (m 1283) è tra le più alte della zona e da lì si può godere di un panorama stupendo.

Il clima, in estate, è veramente gradevole. Se in alta valle del Tevere (Sansepolcro / Città di Castello) la temperatura può essere ben oltre i 30 °C, a La Verna si sta ben più freschi con una decina di gradi in meno. Portarsi il pranzo e fare un pic-nic è la scelta giusta, nei boschi attorno non è difficile trovare uno spazio dove sedersi (anche in aree attrezzate) e mangiare qualcosa (ovviamente non nel santuartio, mi pare ovvio).

Il complesso è mantenuto magnificamente, una vera perla di pietra tra le montagne del centro Italia. Nel fine settimana può essere affollato, è meta di fedeli che assistono alle celebrazioni liturgiche (come è giusto che sia).

Ci sono anche un piccolo negozio di souvenir, una libreria, un’antica farmacia ed un museo, non si può tornare a casa mani vuote 😉

Tutto intorno ci sono sentieri e la scala nella foto che segue porta dal santuario all’inizio di uno di questi. Prendetevi tutto il tempo che serve, questo luogo merita ben più di una toccata e fuga.

Arrivarci non è difficoltoso né dal versante umbro né da quello toscano, anche se la strada è un po’ tortuosa, ma è normale quando si sale in montagna. E’ possibile avere qualche difficoltà con il parcheggio (per lo più a pagamento – 4€ per 5 ore, si può fare), può essere affollato, e c’è anche posto per i camper.

Non voglio svelarvi tutto di questo luogo, ma solo invitarvi a visitarlo, perciò non metterò altre fotografie. Di particolare importanza è il “Sasso Spicco” e di questo parleremo in un altro articolo.

La fioritura di Castelluccio di Norcia

Circa 2 anni fa, in una domenica di inizio Luglio, ho voluto vedere con i miei occhi quella che tanti avevano già raccontato con le loro fotografie: la fioritura di Castelluccio di Norcia, in Umbria. In questo articolo vi voglio mostrare tre tra le foto più belle che ho scattato quel giorno, ma vi assicuro che è impossibile non scattare qualche centinaio di fotografie in un luogo tanto bello. Ogni momento è diverso dall’altro, basta una novoletta che si sposta che cambiano colori e atmosfere.

In questa prima foto mi trovavo lungo una delle strade di accesso ad uno degli appezzamenti di terreno coltivati (non si può camminare in mezzo ai fiori, è vietato ma anche se non lo fosse sarebbe comunque una questione di educazione e buon senso). La macchina fotografica puntava più o meno a Nord, quello che si intravede sulla destra è il monte Vettore, il paese di Castelluccio rimane sulla sinistra (ma non si vede – volutamente). Chi volesse provare a rifare uno scatto simile dovrà recarsi in questo punto (click qui).

Questa foto mi piace perché mostra quanta gente visita questo luogo durante il periodo della fioritura. E onestamente il perché è molto evidente, lo spettacolo dei colori è impareggiabile.

La foto che segue, invece, mostra una buona parte del “pian grande” (così si chiama). La macchina fotografica, la mia fedele Nikon D300s, era orientata praticamente a Sud e il punto da dove ho scattato, elevato rispetto alla valle, è vicino al borgo di Castelluccio (sotto, come al solito, c’è il punto in Google Maps).

Qui di seguito inserisco il punto da dove ho scattato la seconda e la terza fotografia, una piccola area (in via Monte Valletta) con dei tavolini dove poter pranzare con una delle più belle viste panoramiche del mondo.

Per arrivare in questo luogo non c’è un’unica strada, dipende se arrivate dall’Umbria o dalle Marche. La strada può essere lenta e richiedere un po’ di pazienza, si tratta di un percorso di montagna e può capitare che ci sia traffico, ma ne vale la pena. Così come meritano assolutamente altre due attrazioni della zona: il Monte Vettore e Norcia.

Il primo merita assolutamente di essere risalito, rigorosamente a piedi, fino alla cima. Molto belli, una volta saliti su, sono anche i laghi di Pilato, ma ne parleremo un’altra volta. Vi basti pensare che si trovano a 1941 m di altitudine.

Norcia invece è un paesino molto carino lungo la strada (in Umbria) che porta a Castelluccio. Dopo il terremoto di qualche anno fa ha subito qualche danno, soprattutto la Basilica di San Benedetto (da Norcia, non a caso). Ma il resto è tutto fruibile e sicuramente da inserire nella to-do-list delle cose da visitare almeno una volta nella vita. Lungo le vie del centro storico non manco le norcinerie dove potrete assaggiare e soprattutto acquistare i prodotti tipici della lavorazione della carne in Umbria.

Venite in Umbria, si sta bene e c’è tanto da vedere (e assaporare).